Cenni storici

Breve storia di Salerno e dei suoi Palazzi più rappresentativi

Il piano per uno “sviluppo urbanistico programmato”, affidato nel 1911 agli architetti Ernesto Donzelli e Nicola Cavaccini di Napoli, prevedeva una serie di interessanti lavori, la cui attuazione venne sospesa, per essere riproposta nel 1914 con un concorso per la stesura di un piano regolatore delle zone “ad oriente” della città. Il piano posto in bando conteneva punti che prevedevano un grande ed armonioso sviluppo urbanistico lungo le stesse “traiettorie” sviluppate nei decenni successivi.

Il progetto di Donzelli e Cavaccini, risultato vincitore, prevedeva una grande opera di urbanizzazione e riguardava l’intera estensione compresa tra le vie Due Principati ad occidente, la via vecchia del Fuso a settentrione, il fiume Irno ad oriente ed il Corso Vittorio Emanuele fino al piazzale ferroviario a mezzogiorno.

Negli elaborati sono evidenti piazze a disegno radiale collegate ad assi stradali, sul modello napoletano ( di ispirazione parigina ) dei lunghi “boulevards” rettilinei che si raccordavano per mezzo di “rond points stellari”. Salerno, così, viene a porsi, con il suo centro antico, in un triangolo i cui vertici sono: il porto, la zona industriale ( Fratte, con le sua grande industria Manifatturiera ) e la stazione ferroviaria; all’interno di quest’area la formulazione di un “boulevard” ( l’attuale Corso Vittorio Emanuele ) che collega la Stazione a Piazza Portanova. Segue, sempre con direttrice orizzontale e come proseguimento della via Marina, il Corso Garibaldi; quasi perpendicolari ad esso, la via Velia, la via Dei Principati, la via Diaz formanti una griglia, le cui aree interne saranno occupate da edifici per uso abitativo. Tuttavia, l’entrata in guerra dell’Italia bloccava in gran parte l’attuazione del piano e solo alcune facciate di grandi palazzi ricordano le ambizioni di un progetto che conteneva “spiccate esigenze scenografiche”.

Molte idee di tale progetto saranno poi riprese dal politico Giovanni Cuomo che, nel 1919, incentrò la sua propaganda per le elezioni sulla costruzione di nuovi edifici, la riutilizzazione di locali ed abitazioni nel centro storico, il risanamento igienico, la costruzione di case popolari.

Molte idee di tale progetto saranno poi riprese dal politico Giovanni Cuomo che, nel 1919, incentrò la sua propaganda per le elezioni sulla costruzione di nuovi edifici, la riutilizzazione di locali ed abitazioni nel centro storico, il risanamento igienico, la costruzione di case popolari. Ma il programma ebbe un riscontro solo parziale nella realtà. Solo nel periodo fascista, infatti, si sarebbe proceduto ad una seria realizzazione delle opere previste. Tra il 1926 ed il 1933 vennero edificate le palazzine popolari tra Piazza S. Francesco e Piazza Casalbore, il quartiere detto “Mutilati” gravitante intorno alla Casa del Mutilato, il Macello Comunale, il lungomare Trieste ( descritto, nel 1933, come l’opera più bella eseguita per l’abbellimento della città ) lungo 1,300 Km e, a seguire, le più importanti opere pubbliche: il Palazzo di Città, il Palazzo di Giustizia, il Campo Sportivo, il Palazzo delle Poste, il Palazzo della Prefettura, edifici per scuole elementari come il grande complesso Barra. In tali costruzioni si esprime tutto il concetto della monumentalità che potremmo definire, per l’epoca, di ispirazione “patriottica”.

Nel 1933 fu iniziata la costruzione del Palazzo di Giustizia sull’area in cui si teneva un grande Mercato in baracche dove, durante la guerra del 1915-18, erano stati concentrati prigionieri austriaci. Anche tale edificio risente, nella propria architettura, di quella “romanità” e della conseguente ideologia dell’Impero che prevedeva scenografie esterne ed interne di grande impatto visivo, molto presenti anche negli austeri arredi dell’epoca.

Ma il momento in cui Salerno acquistò grande importanza nella storia italiana, anche se per un periodo brevissimo, fu quando divenne la nuova capitale del Regno del Sud (la seconda, dopo Brindisi) a partire dalle ore zero dell' 11 febbraio 1944. Gli Alleati avevano trasferito all' amministrazione italiana tutte le province a sud di Napoli, comprese la Sicilia e la Sardegna, che andavano così ad aggiungersi alle quattro (Brindisi, Lecce, Taranto e Bari) concesse al governo Badoglio dopo l'armistizio. La Missione alleata, ora promossa Commissione alleata di controllo, decise di spostarsi più a nord, con il Primo Ministro e i sottosegretariati. Fu scelta Salerno, prima del ritorno a Roma, di cui si sperava imminente la liberazione

La Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Interno, il Ministero dell’Educazione Nazionale furono ospitati nel Palazzo Comunale; il Ministero dei lavori Pubblici e quello dell’Agricoltura e Foreste al Palazzo Natella che ospitava anche gli uffici di collegamento con il Ministero della Marina e con quello della Guerra, rimasti in Puglia. Il Ministero di Grazia e Giustizia fu ospitato in Tribunale; il Sottosegretariato delle Poste e Telegrafi fu a Palazzo delle Poste, il Ministero degli Esteri a Palazzo Barone, il Ministero delle Finanze presso l’edificio delle Corporazioni; l’ufficio di collegamento con il Ministero dell’Aeronautica era a Cava de’ Tirreni nella Villa “Formosa” mentre il Ministero dell’Industria e Commercio era sistemato a Vietri Sul Mare nelle scuole elementari. Il Sottosegretariato della Marina Mercantile e quello delle Ferrovie erano stati sistemati a Napoli.

L' eruzione del Vesuvio, iniziata alle 16.30 del 18 marzo 1944, fu uno dei due avvenimenti drammatici che contraddistinsero il periodo di Salerno capitale. Il vulcano, in quiete da anni, cominciò ad eruttare lava in direzione di Torre del Greco, aumentando continuamente la portata del fiume di fuoco. Il fenomeno assunse dimensioni tali che, ad un certo momento, il comandante della piazza di Napoli, generale Lush, previde l'evacuazione della città. L' incubo incombeva su San Sebastiano, su Massa di Somma, su Cercola, dove la popolazione fu sgomberata. Ad un certo punto si temette per Torre Annunziata, il vento portava le ceneri dell' eruzione fino a Salerno, le strade ne erano insozzate. La notte la gente si recava ad assistere allo spettacolo del cratere fiammeggiante e degli scoppi di lapilli. Andarono anche il Re e la Regina, poi Vittorio Emanuele si dedicò, come vuole la tradizione, alla visita dei luoghi colpiti.

Dinanzi alla facciata principale del Tribunale vi è collocata la statua di Giovanni Amendola, giornalista, filosofo, uomo politico antifascista, scolpita e fusa in bronzo da Gaetano Chiaromonte nel 1949. Del Chiaromonte sono anche molte opere bronzee, alcune delle quali andate perdute perché fuse per fabbricare cannoni, ed altre tuttora presenti in città. La più significativa fra queste è la “Libertà” che si scioglie dal giogo delle catene, raffigurata con le fattezze di una giunonica e procace figura femminile dalle “ignude mammelle”, considerata oscena dai benpensanti dell’epoca. Si può ancora ammirare, maestosa dinanzi ad una colonna, nei pressi della chiesa di S. Pietro in Camerellis in via Roma, prolungamento di Corso Garibaldi, poco distante dal Palazzo di Giustizia.

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